PowerOfSEO, l’app per dispositivi iOS per il monitoraggio dei parametri SEO dei siti web

Gestire un sito web o un blog permette di comprendere quale sia l’importanza che ricopre oggi l’analisi SEO e il suo continuo studio ed aggiornamento, per permettere ad un sito di mantenere una buona posizione nei motori di ricerca.

 

A volte ci si può fare aiutare da delle app che sono pensate per facilitare il lavoro del SEO: parliamo, per esempio, dell’ottima app PowerOfSEO che permette di analizzare i principali parametri del sito allo scopo di riuscire a migliorarne l’indicizzazione, e di rendere il sito più competitivo e presente sui motori di ricerca. PowerOfSEO è un’app ideale per monitorare in modo costante il proprio sito, per elaborare nuove strategie per il posizionamento intelligente sui motori di ricerca.

SEO Tools powerofseo app

PowerOfSEO consiste in una delle principali applicazioni per iPhone pensata per analizzare i principali parametri SEO del sito, e funziona in modo molto versatile e veloce. Si tratta di un’app performante, comoda, uno strumento indispensabile di lavoro che è sempre possibile portare con sè assieme al proprio device Apple, iPhone o iPad.

 

Il funzionamento di PowerOfSEO è davvero basilare, pensato per ridurre al minimo le perdite di tempo. Tutto quello che bisogna fare è scrivere l’url del sito all’interno della schermata on page, e quindi in basso le parole che volete analizzare. Per esempio, se volete analizzare un sito di cucina, di conseguenza le parole chiave saranno quelle solitamente più utilizzate in correlazione al sito medesimo. Così, PowerOfSEO permette di ottenere le informazioni utili che riguardano la keyword density nei Tag presi in considerazione dai motori di ricerca quando devono determinare il ranking.

 

Se si clicca su Analyze, vengono mostrati tutti i risultati ed è possibile sfogliare le keyword inserite con un movimento del dito.

 

PowerOfSEO ha anche un’altra funzione, che prende il nome di Competition. Questa funzione permette di analizzare il livello di competizione delle keyword sui principali motori di ricerca: così, per l’utente è facile capire che tipo di lavoro ci vorrà per posizionare al meglio il proprio sito. Non solo: un’altra funzione importante è che è possibile capire il livello di concorrenza della parola chiave.

 

PowerOfSEO ha anche la c.d. funzione dei Backlinks. Questo significa che questa app permette di tenere sotto controllo le campagne di link building e di conteggiare il numero di link che puntano al sito (vedi questo articolo di approfondimento su cos’è la link building e a cosa serve), ed il numero di pagine che sono indicizzate sul motore che si seleziona.

 

La comodità di PowerOfSEO è di poter fare tutte queste cose dal proprio iPhone o iPad, comodamente, ovunque si voglia. Una sola app per tenere sotto controllo le informazioni sul proprio sito, la sua indicizzazione, e per effettuare un confronto rispetto ai siti dei concorrenti, allo scopo di elaborare una strategia per migliorare e posizionarsi meglio sui motori di ricerca.

 

PowerOfSEO inoltre è sempre in via di miglioramento, e come hanno detto anche gli sviluppatori, nei prossimi tempi verrà potenziata e migliorata allo scopo di aggiungere sempre più funzioni interessanti. Senza contare che gli sviluppatori attendono i commenti di chi ha utilizzato PowerOfSEO per sapere dove migliorarsi e come.

Il costo di PowerOfSEO, che è in vendita sul sito ufficiale di Apple (itunes), è di soli 1,95 euro.

Digitalizzazione: 8 Motivi per cui in Ticino è Fondamentale non aspettare oltre

Le PMI del Ticino possono ricavare grossi vantaggi da un processo di digitalizzazione aziendale.

Si tratta di sfruttare le tecnologie moderne per migliorare la qualità del lavoro svolto e incrementare, senza fatica, i risultati aziendali. La digitalizzazione delle PMI del Ticino è indispensabile in un mondo che va dritto in questa direzione: non adeguarsi significherebbe condannare i propri affari al fallimento. Le aziende che nascono oggi sono tutte orientate verso il digitale, e anche molte aziende che operano già da anni con successo in maniera tradizionale, hanno capito l’importanza di mantenersi al passo con i tempi.

 

Ma quali vantaggi concreti può apportare il processo di digitalizzazione delle PMI del Ticino? Vale davvero la pena riconvertire la propria impresa? Cerchiamo di capirlo in questo articolo.

 

Quali sono i vantaggi della digitalizzazione delle PMI del Ticino

 

Digitalizzare offre alle aziende una serie di vantaggi che non possono essere ignorati dalle PMI del Ticino: riduzione dei costi, semplificazione dei processi, maggiore produttività, maggiore soddisfazione dei lavoratori e dei clienti. Nessuna PMI del Ticino vorrebbe rinunciare a tutti questi aspetti positivi, che le permetterebbero di crescere come impresa.

Il digitale è entrato prepotentemente nelle nostre vite, scalzando le tecnologie più tradizionali. Oggi abbiamo la macchina fotografica digitale, la TV digitale, la videocamera digitale. Inoltre questo termine non è solo legato all’elettronica e all’informatica, ma a svariati altri settori: anche una bilancia o un termometro possono essere digitali.

1. Dare l’immagine di un’azienda moderna e al passo coi tempi

 

Non è una novità che viviamo in un mondo sempre più digitalizzato. Mantenersi al passo coi tempi non è solo consigliato, ma diventa una vera e propria necessità per chi vuole fare impresa. Un imprenditore dovrebbe avere una mente aperta, proiettata verso il futuro, pronta addirittura a predirlo, e non ancorata a modelli ormai superati. Il rischio di rimanere nostalgicamente attaccati al passato è quello di veder fallire miseramente il proprio progetto, perché il mondo va avanti, con o senza di noi.

 

Il digital divide è ancora troppo elevato. Con digital divide si intende sia la mancanza di infrastrutture che permettono l’accesso a determinate tecnologie a una vasta fetta di popolazione, sia la mancanza di interesse verso quelle stesse tecnologie da parte di persone che invece ne hanno geograficamente accesso: se nel primo caso non possiamo farci niente, nel secondo caso dobbiamo assolutamente rimediare.

 

La tecnologia si è sviluppata moltissimo negli ultimi anni. Mai nella storia dell’uomo c’era stato uno sviluppo tecnologico così repentino. Se questo non ha costituito un problema per le nuove generazioni, ha lasciato spiazzate quelle vecchie, non preparate a cambiamenti tanto veloci e radicali. Mi rendo conto che può essere difficile adattarsi a cambiamenti di tale portata, ma è assolutamente necessario per tutti, soprattutto per chi fa impresa oggi. Rimanere tagliati fuori dalla modernità, chiude moltissime porte.

 

Essere al passo coi tempi significa dare ai propri clienti esattamente quello che cercano, nella migliore maniera possibile e nel minor tempo possibile. Se ci impuntiamo a non voler digitalizzare la nostra azienda non solo perdiamo visibilità (mentre i nostri avversari stanno già facendo di tutto per guadagnarsela), ma non veniamo nemmeno presi troppo sul serio dai potenziali clienti. Magari la nostra mancata digitalizzazione è una precisa scelta ideologica, ma difficilmente una scelta del genere viene apprezzata. Daremo l’impressione di essere un’azienda vecchia o, peggio, poco ambiziosa. In questo caso non saranno solo i clienti a snobbarci, ma anche i fornitori e i collaboratori: nessuno vuole lavorare con un’azienda che si rifiuta di crescere.

 

La spinta verso un ammodernamento tecnologico aziendale deve venire dalla considerazione che esso conviene alle PMI del Ticino. Lo sviluppo tecnologico da sempre ha migliorato la vita dell’uomo, e, come è facilmente intuibile, anche la digitalizzazione porta con sé una serie di vantaggi che possono giovare allo sviluppo, economico e non solo, delle imprese.

 

2. Vantaggi economici per l’azienda

 

Essere al passo coi tempi apporta anche una serie di vantaggi di natura economica alle aziende. Digitalizzare la propria azienda risolve ad esempio i problemi legati alla logistica. Una PMI che opera interamente sul web avrà bisogno di pochissimo spazio fisico. Se vende prodotti, non avrà bisogno di un negozio aperto al pubblico, con relativi costi del canone di locazione e delle utenze. I locali commerciali, come sappiamo tutti, possono avere dei costi anche abbastanza elevati.

 

Questa opzione è validissima per le aziende che offrono servizi oppure che vendono prodotti virtuali, ma anche chi vende prodotti fisici potrebbe approfittare di questa opportunità. Ci sarebbero da sostenere solo le spese relative a un magazzino, ma anche questo ostacolo si può facilmente aggirare: se l’azienda delega la logistica a un’azienda specializzata, non avrà bisogno nemmeno di un magazzino in cui conservare la merce, guadagnando in compenso tanta libertà. Penso ad esempio alle piccole imprese senza dipendenti, gestite da pochi soci, magari solo uno. Poter gestire i propri affari esclusivamente online non porta solo vantaggi economici all’azienda ma, potenzialmente, anche alle finanze personali. Non essendo legati ad un luogo fisico, si può scegliere di vivere in un altro paese, dove magari il costo della vita è più contenuto.

 

Un’azienda che richiede poco spazio, riesce facilmente a ridimensionare i suoi costi, ma quando parliamo di spazio non intendiamo solo quello in cui viene conservata o esposta la merce. Anche i documenti aziendali occupano spazio. Sicuramente può sembrare una cosa irrilevante, ma in alcuni casi può avere il suo peso. Immaginiamo ad esempio un’azienda grandissima, con centinaia di dipendenti, che opera nel suo settore da molti anni. Sicuramente avrà prodotto montagne di documenti. Sicuramente avrà bisogno di infinito spazio dove riporli tutti in maniera ordinata. Ho visto a volte interi scantinati adibiti ad archivi. Un vero spreco di spazio, dato che la digitalizzazione permette di tenere tutto in uno spazio virtuale, infinitamente meno caro e infinitamente più pratico (è possibile accedere alla documentazione anche non avendola materialmente sotto mano).

 

Ma non ci sono vantaggi solo in termini di risparmio, ma anche in termini di guadagno. Digitalizzare la propria azienda significa raggiungere un pubblico più vasto. Operando solo a livello locale, si avranno solo clienti della zona, mentre la digitalizzazione fa potenzialmente conoscere l’azienda al mondo intero. Basta un sito multilingua e del marketing mirato per aprirsi le porte verso altri mercati mondiali, con conseguente aumento delle vendite dei propri prodotti o servizi. Il web elimina le barriere spaziali e accorcia le distanze geografiche anche negli affari.

 

Se la PMI del Ticino propone servizi, potrebbe addirittura fare a meno degli uffici. I dipendenti potrebbero svolgere il loro lavoro da casa, con conseguente risparmio economico sia per l’azienda (locali, elettricità, connessione internet), sia per i dipendenti (benzina o abbonamento ai mezzi pubblici per raggiungere il posto di lavoro). Ovviamente questo non è possibile in tutti i casi, ma lo è molto più spesso di quanto venga effettivamente fatto.

 

In questo modo è possibile anche avvalersi di collaboratori esterni all’occorrenza. E’ un grosso vantaggio perché si può ricorrere a professionisti di una certa levatura, anche se si trovano geograficamente lontani. Si può dunque avere il meglio per la propria PMI, ogni volta che serve, e senza sobbarcarsi dei costi fissi, che possono incidere notevolmente sul bilancio aziendale.

 

3. Miglior trattamento dei lavoratori

 

Il telelavoro è un’opzione molto interessante sia per le aziende che per i lavoratori, ma non ancora adeguatamente sfruttata. I dipendenti che lavorano da casa hanno il vantaggio di poter svolgere il loro lavoro in maniera più flessibile e di perdere meno tempo e soldi per raggiungere il posto di lavoro. Non sempre è praticabile perché ci sono alcune mansioni che richiedono una presenza fisica (lavoro in fabbrica o a contatto col pubblico), ma spesso gli uffici sono pieni di tristi impiegati e segretarie, che magari hanno guidato un’ora e mezza in mezzo al traffico per raggiungere il posto di lavoro. Quelle stesse persone che torneranno a casa stanche e stressate, avendo appena il tempo di cenare e mettere a letto i figli. La loro vita potrebbe essere migliore se potessero svolgere il loro lavoro, anche solo parzialmente, da casa. Sono tantissime le professioni che possono essere svolte senza mettere piede in ufficio e le aziende non possono ignorare queste possibilità perché migliorare la vita ai propri dipendenti oltre ad essere una necessità umana, è anche vantaggioso per l’azienda stessa.

 

Gli strumenti informatici permettono ormai di poter svolgere anche il lavoro in team pur non essendo fisicamente vicini. Con le app di messaggistica istantanea si riesce a comunicare senza alzarsi dalla propria scrivania. Grazie a cloud e app si possono condividere file istantaneamente e in qualsiasi momento.

 

Ma anche il lavoro svolto in ufficio è avvantaggiato dall’utilizzo delle tecnologie. La possibilità di utilizzare le risorse informatiche e web per svolgere i propri compiti, li rende più semplici e veloci. Il margine di errore viene notevolmente ridotto perché i software possono essere molto più precisi del cervello umano. Questo rende più sereni i lavoratori e ottimizza i tempi, dandogli la possibilità di svolgere più compiti nel tempo che in passato avrebbero impiegato per portare a termine una sola mansione.

 

La digitalizzazione quindi semplifica la vita dei lavoratori e questo è molto importante per l’azienda stessa: i lavoratori più felici lavorano meglio e rendono di più.

 

4. Aumento della produttività e digitalizzazione

 

Ovviamente la tecnologia non migliora solo la vita dei lavoratori, ma anche quella dell’azienda stessa. Se la digitalizzazione migliora la qualità del lavoro, sarà anche l’azienda a ricavarne dei vantaggi perché la produttività crescerà.

 

Una e-mail viene recapitata al destinatario in pochi secondi, mentre una lettera può richiedere giorni o settimane per arrivare alla sua meta. Questo significa che la comunicazione sarà più rapida e che un determinato scambio potrà essere portato a termine in tempi più rapidi. Un software specifico, programmato per automatizzare alcune operazioni, rende il tutto veloce e immune da possibili errori umani. Gli errori umani possono avere dei costi anche elevati per le aziende, sia perché rallentano determinati processi, sia perché sprecano risorse preziose.

 

5. Vantaggi ambientali della digitalizzazione

 

Ultima, ma non meno importante ragione, è che la digitalizzazione è amica dell’ambiente. Eliminando tutta una serie di supporti e strumenti fisici, si evita di produrre tonnellate di materiali, che inevitabilmente vanno a finire, terminato il loro ciclo vitale, nel nostro ambiente. Tutte le aziende che si propongono come moderne e all’avanguardia dovrebbero tenere in conto il fattore ambiente perché dal futuro del nostro pianeta dipende il futuro dell’umanità. Non sarebbe etico oggi fare business senza preoccuparsi dell’eredità che stiamo lasciando alle generazioni future.

 

I consumatori diventano sempre più attenti alle tematiche ambientali e, dato che bisogna sempre dare al cliente quello che si aspetta di ricevere, risulta evidente che le tematiche ambientali debbano diventare parte integrante delle proprie politiche aziendali.

 

6. Che cos’è la digitalizzazione

 

Avvicinarsi alla digitalizzazione per una PMI del Ticino significa iniziare ad utilizzare tutta una serie di strumenti innovativi che il web e la tecnologia ci mettono a disposizione. Tutta l’operazione consiste in una serie di passaggi, il cui scopo finale è quello di migliorare la produttività e l’organizzazione dell’azienda, automatizzando una serie di processi. Vediamo di individuare questi vari passaggi.

 

7. Il significato classico del termine Digitalizzazione

 

Se parliamo di digitalizzazione delle imprese pensiamo subito al processo di dematerializzazione dei documenti aziendali. Letteralmente digitalizzare significa infatti convertire tutto quello che è stampato su carta o impresso su pellicola in documento digitale. E’ un qualcosa che abbiamo imparato a fare tutti negli ultimi anni, in alcuni casi obbligati dall’inevitabile avanzamento tecnologico. Alcuni formati non digitali infatti sono decisamente scomparsi dalla circolazione ultimamente.

 

La documentazione cartacea ancora resiste in alcuni contesti, sebbene sempre più associata a documenti digitali come file Word ed e-mail. Non si può dire però la stessa cosa di altre forme di supporto non digitale, come ad esempio le cassette musicali e le videocassette, ormai completamente sparite dalle nostre vite. Addirittura anche i supporti digitali si evolvono continuamente in quest’era di frenetico sviluppo tecnologico, condannando al declino i loro predecessori. E’ il caso ad esempio dei CD e dei DVD, che stanno anch’essi scomparendo, sostituiti da supporti più evoluti.

 

Il primo passo quindi verso la digitalizzazione aziendale consiste nel riorganizzare la propria documentazione, facendo sparire, per quanto possibile, il supporto cartaceo. Trasferire tutto su file digitali richiede meno spazio per l’archiviazione dei documenti e comunicare con clienti e fornitori tramite e-mail piuttosto che tramite lettera, riduce considerevolmente le tempistiche.

 

Strettamente collegata alla questione del passaggio dalla documentazione cartacea a quella digitale, c’è anche quella dell’archiviazione dei file digitali. I supporti tra cui è possibile scegliere sono vari, sia fisici che virtuali. I supporti fisici, come hard disk interni ed esterni, possono essere utili per realizzare delle copie di sicurezza, ma il futuro dell’archiviazione dei documenti è tutto online.

 

Ci sono dei servizi, i cosiddetti Cloud, che garantiscono uno spazio di archiviazione su server remoti per i propri documenti. Ce ne sono vari, ma non tutti possono garantire la stessa qualità e lo stesso livello di sicurezza. La sicurezza è importante quando una PMI decide di conservare la propria documentazione sul web, quindi è sempre meglio puntare sul servizio migliore, come ad esempio Google Drive di Google, iCloud di Apple e DropBox. I cloud sono necessari alle imprese perché, non essendo vincolati ad un supporto fisico, permettono di richiamare i documenti da qualsiasi luogo ci si trovi: bastano un qualsiasi computer, tablet o smartphone per avere immediatamente accesso a tutta la documentazione di cui si ha bisogno.

 

8. Digitalizzare un’azienda oggi

 

Non possiamo ridurre il processo di digitalizzazione delle imprese alla conversione dei documenti in formato digitale: si tratta solo di un primo passo, necessario, ma non risolutivo. La vera conversione al digitale di una PMI avviene quando si incomincia a usare tutti gli strumenti che la tecnologia e il web mettono a disposizione per migliore la propria attività. Infatti il digitale semplifica la vita, delle persone così come quella delle aziende, permettendo di ottenere migliori risultati con minor fatica.

 

La digitalizzazione conferisce alle aziende un nuovo modello organizzativo grazie al quale diventano in grado di gestire in modo integrato e collaborativo le loro attività, riducendo i rallentamenti e abbassando il margine d’errore. Per ottenere tutto ciò le PMI devono munirsi di strumenti informatici specifici come i software gestionali.

 

Dopo aver organizzato i propri documenti, l’azienda avrà l’esigenza di iniziare ad utilizzare dei software gestionali che semplifichino le operazioni aziendali. Questi strumenti fanno aumentare la produttività dei dipendenti, in quanto rendono automatiche, e quindi più facili e veloci, alcune seccanti operazioni. Il margine di errore si abbassa e le tempistiche si riducono.

 

La scelta di quelli più adatti per la PMI dipende dalle specifiche necessità impresariali. Sicuramente a tutte le PMI del Ticino giova l’utilizzo di software che semplificano la contabilità e la fatturazione, ma le possibilità sono davvero infinite, ad esempio ci sono software per la gestione del magazzino, per la gestione della produzione, per la gestione del budgeting, per il controllo di gestione. Alcuni software possono essere progettati su richiesta, per rispondere a specifiche esigenze dell’azienda.

 

Ma la digitalizzazione fornisce alle imprese anche nuovi strumenti per farsi conoscere dai potenziali clienti, come siti vetrina o e-commerce e il digital marketing. I siti web sono necessari per imporre la propria presenza online. Senza un sito l’azienda rimane condannata all’oblio digitale. Munirsi di un sito aziendale, che spiega agli utenti di cosa l’azienda si occupa, o di un sito e-commerce, attraverso il quale l’azienda vende i suoi prodotti, è un passo fondamentale per una PMI del Ticino che ha deciso di muoversi in direzione della digitalizzazione.

 

Ma munirsi di un sito web non è comunque sufficiente. Il sito web garantisce la presenza dell’azienda in rete, ma perché consegua lo scopo per cui è stato realizzato, deve anche raggiungere il maggior numero di utenti. In questo interviene il marketing digitale, che consiste in una serie di tecniche volte a dare visibilità ad un brand online. Gli strumenti del marketing sono tantissimi: si spazia dalla SEO, alla SEM, fino ad arrivare ai social network, alle affiliazioni, all’e-mail marketing e al content marketing.

 

Con questi strumenti l’azienda si costruisce la propria reputazione sul web. Le aziende che lavorano bene vengono premiate dalle recensioni positive dei clienti, che sostituiscono il vecchio passaparola, ma con effetti decisamente amplificati in termini di crescita del proprio bacino di clienti. Non dobbiamo dimenticarci che gli utenti della rete, prima di effettuare un qualsiasi acquisto, sono soliti cercare in rete le recensioni di altri utenti che hanno acquistato e provato quel prodotto. Le buone recensioni creano un clima di fiducia tra il nuovo potenziale cliente e l’azienda.

 

Conclusione

 

L’ammodernamento tecnologico e informatico delle PMI del Ticino è una necessità per la sopravvivenza stessa delle aziende di questa regione. Di fronte ai numerosi vantaggi, non si devono avere dubbi sulla sua importanza.

 

Se la tua PMI del Ticino non è ancora digitalizzata, questo è il momento giusto per provvedere. Noi di Sondora possiamo offrirti consulenza professionale per individuare insieme le soluzioni migliori per la tua azienda.

 

 

Voucher per la digitalizzazione delle PMI

Anche il governo ha capito l’importanza della digitalizzazione delle aziende italiane per ridurre il digital divide che ancora affligge il nostro paese rispetto a svariate altre nazioni europee e del mondo. Il 2018 infatti è stato l’anno di una incredibile iniziativa, che speriamo di vedere replicata anche il prossimo anno. Tutte le PMI del Ticino che hanno deciso di aderire, a breve dovrebbero ricevere il contributo economico promesso a fronte delle spese sostenute. Sto parlando del voucher per la digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese italiane.

 

A chi è stato concesso il voucher

 

Il voucher è un contributo che è stato concesso alle PMI che ne hanno fatto domanda entro febbraio 2018, con l’obiettivo di digitalizzare la propria azienda. Non aveva importanza la forma giuridica dell’impresa, contava solo l’iscrizione della stessa al Registro delle Imprese.

 

I liberi professionisti hanno potuto accedere all’agevolazione solo a questa condizione. La sola iscrizione ad un albo professionale non permetteva di usufruire di questo contributo economico.

 

Sono state escluse invece le associazioni e gli enti, che non potevano farne richiesta nemmeno se iscritte alla Camera di Commercio. Si è trattato quindi di un’agevolazione specificatamente pensata per le imprese, per favorirne lo sviluppo e l’ammodernamento informatico.

 

In cosa consiste il voucher

 

Il voucher dà diritto, a chi è stato ammesso al programma, di ricevere una somma di denaro a fronte di spese sostenute per la digitalizzazione dell’azienda. L’importo massimo concesso è di diecimila euro, che andranno a coprire il 50% delle spese sostenute per la digitalizzazione aziendale. Un importo di una certa importanza, che può sicuramente costituire una grossa spinta verso la digitalizzazione aziendale e l’ammodernamento tecnologico delle piccole e medio imprese del Ticino.

 

Il voucher non poteva essere richiesto su spese già sostenute in passato dall’azienda, ma solo sulle spese sostenute a partire dalla data di ammissione dell’azienda al programma. Dal momento dell’ammissione, le aziende hanno a disposizione sei mesi per completare il loro ammodernamento informatico e ricevere, alla fine, il voucher. Dal prossimo settembre, fino a dicembre, le aziende che sono state ammesse al programma potranno sollecitare l’erogazione del contributo che hanno richiesto. Mancano quindi ancora pochi mesi per riorganizzare il settore digitale della propria azienda.

 

Come si può utilizzare il voucher

 

Il voucher può essere utilizzato dalle imprese per acquistare software e hardware e per pagare servizi specialistici richiesti a professionisti del settore digitale. Lo scopo deve essere quello di migliorare l’efficacia aziendale e modernizzare l’organizzazione lavorativa, introducendo anche modalità lavorative più flessibili e attuali come ad esempio il telelavoro. Le aziende potranno sfruttare questo contributo economico anche per migliorare la loro connettività, optando per connessioni a banda larga o satellitari, e per sviluppare strumenti di vendita virtuale (e-commerce). Inoltre il contributo può essere impiegato nella formazione nell’ambito ICT. Sono esclusi i pagamenti di canoni Saas, cioè canoni per l’utilizzo di software, infatti con il voucher bisogna comprare direttamente la licenza dei software utilizzati in azienda.

 

Come richiedere il voucher

 

Le richieste di rimborso delle spese preventivate possono essere inviate da chi è stato ammesso al programma a partire dal 14 settembre 2018, non oltre il 13 dicembre 2018. Le richieste vanno inviate esclusivamente per via informatica nella sessione “Voucher digitalizzazione” sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel momento in cui si fa richiesta dell’agevolazione, tutte le spese relative al processo di digitalizzazione e ammodernamento aziendale devono risultare già effettuate e saldate.

 

 

 

Web Marketing: definizione, strumenti e strategie

In questo articolo vi aiutiamo a capire meglio il Web Marketing: cos’è e perché è importante investirvi per le PMI.

Le aziende che operano oggi devono fare sempre di più i conti con il web. Sono finiti i tempi in cui ci si pubblicizzava solo col passaparola ed era difficilissimo essere trovati dai potenziali clienti, se non a livello locale. Sono finiti anche i tempi in cui pubblicizzarsi su larga scala significava dover sborsare ingenti somme di denaro per far parlare di sé in televisione o alla radio. Per fortuna oggi fare impresa è diventato più facile grazie al web, a patto che si conoscano e si usino gli strumenti giusti.

Online Marketing

I vantaggi di fare impresa: web marketing per le PMI

 

In passato fare impresa non era facile. Dopo aver proposto un ottimo prodotto o servizio, ci si scontrava con la necessità di rendere noto ai potenziali clienti il proprio operato. Con il web questo problema è sparito. Qualsiasi azienda può farsi conoscere potenzialmente dal mondo intero attraverso il web marketing per le PMI e i servizi di digital marketing.

Cos’è il Web Marketing?

Il web ha trasformato la maniera di lavorare di tante persone, aumentando le loro opportunità. Ci sono delle figure professionali che fino a qualche anno fa operavano esclusivamente su base locale ed erano conosciute solo attraverso il passaparola. Penso ad esempio ai commercialisti, agli architetti, ai medici, agli elettricisti o agli idraulici. Tutte figure professionali che lavorano per lo più in proprio. Oggi possono pubblicizzarsi sul web e raggiungere molti più potenziali clienti.

 

Il web ha reso più semplice la vita anche a chi si occupa di viaggi: fino a pochi anni fa era impensabile organizzare una vacanza o un viaggio senza rivolgersi ad un’agenzia. 

Si tratta, in questo caso, di Web Marketing turistico.

Le agenzie di viaggio fungevano da intermediari tra la domanda e l’offerta. Oggi è possibile prenotare voli, treni, alberghi ed escursioni direttamente dal web e questo è un grosso vantaggio per le imprese turistiche, che si garantiscono maggiore affluenza e minori commissioni.

 

Oggi anche il mercato si è spostato online. Vendere sul web è diventata la norma, con tutti i vantaggi che ne conseguono in termini economici e in termini di ampliamento del bacino di utenti.

 

Perfino i lavori artistici possono avvantaggiarsi del web. Fino a pochi anni fa era difficile affermarsi come regista, attore, cantante, fotografo, ballerino, scrittore. Oggi il web diventa una vetrina per tutti questi talenti, che hanno così la possibilità di essere notati molto più facilmente.

 

Perfino il mercato del lavoro è avvantaggiato dagli strumenti digitali. Non servono più gli annunci nelle apposite sessioni delle riviste per ricercare personale. Tutto si è spostato sul web, con piattaforme che mettono in contatto velocemente chi cerca lavoro e chi lo offre.

 

Questi sono solo alcuni dei vantaggi che il web marketing può dare a professionisti e aziende. Le nostre vite sono diventate più semplici grazie allo sviluppo tecnologico, e la produttività delle aziende può davvero essere incrementata senza il minimo sforzo. Le opportunità che il web crea sono infinite. Ma a questo punto vediamo quali sono gli strumenti che il web mette a disposizione per conseguire i propri obiettivi.

Web Marketing per le PMI

Cos’è il Web Marketing: stabilire la propria presenza sul web

Che strumenti utilizza un buon Web Marketing Manager?

Per potersi pubblicizzare sul web bisogna prima stabilire la propria presenza in rete. Se non si dispone di uno strumento web per farsi conoscere dagli utenti, non è possibile nemmeno pubblicizzarsi. Lo strumento per eccellenza di cui un’azienda si dota per definire la sua presenza online è la realizzazione di siti web.

 

I siti web non sono tutti uguali e la scelta dell’uno o dell’altro dipende molto dalle esigenze aziendali. Alcune tipologie di siti web possono anche combinarsi tra loro per una soluzione più completa, ad esempio esistono siti che sono allo stesso tempo sito aziendale, sito e-commerce e blog. Il web è fatto di siti e i siti danno voce a chiunque abbia qualcosa da comunicare. Ne consegue che un’impresa non può non avere un suo sito web.

 

Ma il sito web non è nemmeno l’unico strumento che le imprese possono sfruttare per definire la loro presenza online. Sempre più importanza vanno acquistando ad esempio le app e i social network.

 

Strumenti di Web Marketing: la Landing page

La forma più semplice di sito web è la landing page. Si tratta di un sito costituito da un’unica pagina, verso la quale si viene indirizzati dopo aver cliccato su un link pubblicitario. La landing page è a tutti gli effetti una pagina di atterraggio, come il termine inglese usato per definirla ci fa capire chiaramente.

 

Lo scopo della landing page è quello di promuovere un prodotto o servizio, offrendo agli utenti la possibilità di acquistarlo con pochi click, generalmente attraverso il circuito Paypal. Le landing page sono generalmente piuttosto lunghe e cercano di convincere l’utente all’acquisto attraverso descrizioni dettagliate del prodotto o servizio, correlate a elenchi dei vantaggi che si hanno nel suo utilizzo e testimonianze di chi l’ha provato.

landing page per web marketing

Strategie di Web Marketing: Siti aziendali e professionali

La prima cosa che fa oggi un utente quando ha bisogno di qualcosa e precipitarsi sul web a fare una ricerca. Quindi risulta chiaro che un’azienda che vuole accrescere il proprio mercato, deve poter essere trovata sul web. Il sito funge da vetrina, mostrando agli utenti del web di che cosa si occupa l’azienda e fornendo loro tutti i contatti necessari per entrare in comunicazione con essa.

 

Il web travalica le barriere spaziali: un tempo le imprese potevano contare solo su una ristretta area territoriale per creare un proprio bacino di clienti, mentre oggi il web gli apre potenzialmente le porte del mondo intero.

 

Web Marketing per e-commerce

Vendere i propri prodotti senza avere una sede fisica: è questo l’obiettivo che si consegue con un sito e-commerce, cioè un sito che permette di vendere i propri prodotti online, ricevere i pagamenti direttamente sul proprio conto corrente o account Paypal e inviarli al cliente tramite corriere.

 

La modalità di vendita del futuro, che presenta incredibili vantaggi per le aziende, primo fra tutti la possibilità di risparmiare, tagliando le spese legate a un negozio fisico. Tutto quello di cui si ha bisogno è un magazzino e, in alcuni casi, nemmeno di quello. Esistono infatti molti servizi di logistica che si possono occupare dell’immagazzinamento e della spedizione della merce, togliendo all’imprenditore anche la necessità di disporre di un magazzino.

 

Ma se hai già un negozio fisico e un magazzino ti conviene vendere tramite un e-commerce? Assolutamente sì. Vendere i propri prodotti tramite il web significa poter vendere potenzialmente in tutto il mondo. Anche le persone che vivono dall’altra parte del globo avranno accesso al tuo sito internet. Un negozio fisico avrà una clientela esclusivamente locale, mentre un e-commerce potrà essere trovato anche da clienti lontani. Questo vantaggio, non trascurabile, rende l’idea dell’e-commerce giusta anche quando si vuole comunque continuare a mantenere un negozio fisico.

e-commerce marketing

Web Marketing per le PMI: Siti vetrina

Il sito vetrina è una tipologia particolare di sito aziendale. Se il sito aziendale descrive agli utenti una specifica azienda, il sito vetrina mostra ad essi anche che cosa essa produce e vende. E’ come la vetrina di un negozio, dove vengono esposti tutti i prodotti.

 

Il sito vetrina si distingue dal sito e-commerce perché, a differenza del primo, non ha lo scopo di vendere i prodotti, ma solo di mostrarli ai potenziali clienti, che possono poi acquistarli o recandosi presso la sede dell’azienda oppure tramite accordi privati, contattandola ai recapiti che saranno presenti sul sito. Non c’è come nell’e-commerce la possibilità di completare l’intero processo d’acquisto direttamente sul sito.

sito vetrina

Creazione Contenuti: il Blog

Il blog è un sito dedicato ad un determinato argomento, che viene arricchito periodicamente con nuove pagine, dette articoli o post. Si tratta di un sito più amatoriale, spesso gestito da persone esperte di un determinato argomento, sul quale vengono fornite esaustive informazioni.

 

Difficilmente un’impresa che vuole pubblicizzarsi aprirà un semplice blog, ma è possibile e consigliabile che il sito aziendale, professionale o e-commerce ne incorporino uno. L’argomento del blog dovrebbe essere ovviamente legato all’attività dell’azienda o del professionista.

 

Perché averne uno? Per mantenere viva l’attenzione. Le altre tipologie di siti che abbiamo visto sono immutabili nel tempo: vengono create e restano così come sono sul web. Un blog è dinamico perché viene aggiornato continuamente, producendo contenuti utili sia per gli utenti che per i motori di ricerca (ma quest’ultima questione la vedremo più avanti).

Mobile Marketing: le App

L’uso del computer viene sempre più spesso sostituito dall’uso massiccio di altri strumenti dall’utilizzo più semplice e immediato: i tablet, ma soprattutto gli smartphone. Lo smartphone ce l’abbiamo sempre in tasca e, complici anche le tariffe che comprendono un certo numero di giga per navigare, lo usiamo per connetterci col web. Ecco allora che il sito web non basta più e che bisogna puntare sulle app.

 

Le app sono applicazioni, cioè programmini, gratuiti o a pagamento, che vengono installati sullo smartphone o sul tablet e che permettono di disporre di funzionalità di tutti i tipi. Ci sono le app calendario, le app agenda, quelle per ascoltare musica o vedere film, ma anche quelle che ti permettono di fare acquisti. Per un’impresa o un professionista mettere a punto una propria app può essere una mossa vincente. In base al settore di competenza, si può offrire, gratuitamente o a pagamento, un servizio utile agli utenti, oppure si possono vendere i propri prodotti o servizi.

 

Social Web Marketing: i Social Network

Essere presenti sul web significa anche essere presenti sui social network. Perfino molte aziende che non hanno ancora un sito web capiscono l’importanza di essere presenti su Facebook. Una pagina aziendale su questo frequentatissimo social permette alle imprese di raggiungere un grosso numero di utenti, che possono poi venire strategicamente indirizzati verso il proprio sito vetrina o e-commerce.

 

Ma Facebook non è l’unico social network che può essere sfruttato dalle imprese, si tratta solo del più popolare. Twitter, Instagram, YouTube, Linkedin, Google+ e molti altri ancora popolano l’universo del web. Scegliere quello giusto dipende molto dai propri intenti, dal pubblico a cui ci si vuole proporre e dal messaggio che si vuole trasmettere.

Social Media Web Marketing

Farsi conoscere sul web: il marketing

Dopo essersi muniti degli strumenti giusti per definire la propria presenza online, non è certo finita. Bisogna passare alla fase più importante, quella del marketing. Non serve a niente avere un sito bellissimo e funzionale se nessuno ne conosce l’esistenza. Ecco che entrano in gioco delle tecniche volte a dare popolarità alla pagina web e, di riflesso, all’azienda.

 

SEO (Search Engine Optimization)

Un termine che ormai sentiamo spessissimo, anche se non sappiamo esattamente di cosa si tratta. La SEO, acronimo di Search Engine Optimization (ottimizzazione per i motori di ricerca), raggruppa tutta una serie di strategie volte a posizionare il proprio sito web nelle posizioni più alte dei motori di ricerca. Questo garantisce molta visibilità al sito perché gli utenti che cercano su Google una specifica parola chiave, lo trovano immediatamente tra le prime posizioni.

 

La SEO si basa sia su interventi tecnici, sia su interventi che vengono fatti sui contenuti del sito web. Non è una scienza esatta: il SEO specialist, cioè la figura professionale che si occupa dell’ottimizzazione di un sito, procede per tentativi, sperimentando le varie tecniche che conosce e misurandone costantemente i risultati. E’ un lavoro complesso e lungo, che può essere fatto solo da una persona esperta.

 

SEM (Search Engine Marketing)

La SEM è l’altra faccia della medaglia. Come la SEO, ha come obiettivo quello di portare un sito in prima pagina su Google, ma, a differenza della SEO, lo consegue pagando il motore di ricerca.

 

Hai mai notato che nella pagina dei risultati di Google ci sono dei contenuti sponsorizzati? Per avere i loro annunci in quella posizione le aziende hanno investito in campagne SEM. E’ stato creato per loro un annuncio collegato a specifiche parole chiave, che Google mostra agli utenti che digitano quella parola chiave nel suo campo di ricerca: ogni volta che l’annuncio viene mostrato e gli utenti ci cliccano sopra, l’azienda inserzionista paga il motore di ricerca.

 

La SEM può essere piuttosto dispendiosa per un’impresa, ma ha un innegabile vantaggio rispetto alla SEO: dà visibilità immediata all’azienda. Non appena si imposta la campagna SEM, gli annunci vengono immediatamente mostrati nella prima pagina di Google, mentre per ottenere lo stesso risultato attraverso la SEO possono passare anche parecchi mesi. C’è però da dire che non appena si interrompe la campagna, l’annuncio non viene più mostrato, mentre i risultati ottenuti con la SEO sono più o meno permanenti.

 

PPC (Pay-Per-Click)

Parlando di SEM dobbiamo anche citare i servizi di Pay-Per-Click. Il meccanismo è quello che ho appena descritto: si inserisce un annuncio che viene mostrato agli utenti, e ogni volta che viene cliccato da qualcuno, l’inserzionista paga.

 

Il più classico servizio di Pay-Per-Click è quello offerto da Google attraverso la sua piattaforma AdWords (che gestisce anche gli annunci pubblicitari su YouTube), ma recentemente sono nati altri servizi di Pay-Per-Click, come quello di Facebook e di Instagram, che permettono agli inserzionisti di inserire i loro annunci pubblicitari all’interno di queste piattaforme.

 

Affiliate Marketing

Per chi si dedica alla vendita di prodotti può essere interessante valutare anche un programma di affiliazione. L’affiliate marketing consiste nel mostrare i propri prodotti su una piattaforma (che può essere anche il blog o sito di un influencer). Il meccanismo è quindi abbastanza simile a quello della SEM, con la differenza che l’inserzionista paga la piattaforma che ospita l’annuncio solo quando l’utente effettua un acquisto. Di fatto gli riconosce una percentuale sull’importo speso dall’utente.

 

SMM (Social Media Marketing)

Ho già sottolineato l’importanza di essere presenti sui social network. Ma non basta creare un profilo per ottenere visibilità, è anche necessario che quel profilo sia arricchito periodicamente con contenuti di qualità, che mantengano alto l’interesse degli utenti e che ne attirino sempre di nuovi.

 

L’errore che spesso si commette è quello di aprire profili su tutti i social esistenti. Avere dei profili sui social, ma trascurarli, trasmette una pessima immagine dell’azienda. Se non si hanno le risorse per seguirli adeguatamente, è meglio piuttosto rinunciare ad essi. Pochi profili ma giusti e ben seguiti: la soluzione migliore per ottenere ottimi risultati.

 

Content Management o Content Marketing

Se hai un blog, non puoi prescindere dal marketing dei contenuti. Si tratta in pratica di creare dei contenuti interessanti da proporre ai propri utenti, che permettono allo stesso tempo all’azienda di pubblicizzarsi, più o meno velatamente.

 

Il marketing dei contenuti è per lo più legato ai testi scritti, che sono la materia prima di qualsiasi blog. Ma è possibile fare marketing di contenuti anche con le immagini, i video e gli audio. Ultimamente si sono diffusi anche social network che permettono di fare marketing di contenuti utilizzando degli specifici formati. I più noti sono Instagram, basato sulla fotografia, e Youtube, per i contenuti video.

 

DEM (Direct Email Marketing)

Tecnica di marketing strausata in passato (e forse anche abusata), il DEM viene usato sempre meno oggi, soppiantato da tecniche più innovative e reso sempre più impraticabile da una legislazione più severa in merito di tutela della privacy. Resta comunque uno strumento abbastanza valido, anche se deve essere maneggiato con cura e solo da chi sa cosa sta facendo.

 

IL DEM consiste nel fare marketing utilizzando le e-mail. Per essere praticata presuppone la disponibilità di un database di indirizzi. Gli indirizzi vengono recuperati un po’ alla volta (sempre richiedendo i giusti consensi ai loro possessori) attraverso specifici form da collocare sul sito o sui propri profili social. Molto comune è l’abitudine di offrire un piccolo regalo in cambio dell’indirizzo e-mail, solitamente un codice sconto o un e-book. Periodicamente si inviano ai propri contatti delle e-mail per promuovere i propri prodotti o la propria attività o anche solo per sottoporre ai propri seguaci dei contenuti a tema.

 

Da evitare invece è la pratica di acquistare interi database di indirizzi e-mail. Le recenti normative sulla protezione della privacy infatti prevedono che si debba avere il permesso esplicito del proprietario dell’indirizzo e-mail prima di potergli inviare anche una singola e-mail. Questo sistema d’altronde non è nemmeno efficace, perché le persone che ricevono l’e-mail spesso non sono interessate ai nostri argomenti o prodotti e potrebbero cancellarla senza nemmeno leggerla.

 

strumenti di web marketing

Conclusione

Adesso conosci i principali strumenti di cui un’azienda o un professionista può avvalersi per incrementare i suoi affari sfruttando le possibilità che il web offre. Per capire quali sono quelli più adatti alle tue esigenze aziendali e professionali, hai bisogno di una consulenza specialistica. Noi di Sondora possiamo offrirti la nostra professionalità ed esperienza per aiutarti a far decollare il tuo business online.

La Lead Generation spiegata a un bambino: pratiche, tecniche e tools

Essere competitivi in un mercato è sempre difficile.

Che il problema sia la qualità del prodotto, o la commerciabilità dello stesso, o la necessità di farlo conoscere, la difficoltà è sempre apparentemente insormontabile.

O almeno, ai nostri giorni lo sembra.

Complice il mercato globale, la semplificazione dei processi ormai alla portata di tutti e la sempre crescente tendenza all’essere “prosumer”, la competitività di mercato è diventata un’equazione che somiglia più ad una ricetta alchemica che ad un piano d’azione per emergere dal gruppo.

lead generation lugano

C’era una volta la meritocrazia…

Tempo fa, un bel po’ di tempo fa, sarebbe bastato avere un buon prodotto e far girare la voce, o presentarsi di persona a chi sarebbe potuto essere interessato e venderlo per la qualità eccelsa, per garantirsi il successo.

Oggi, anche con un prodotto ottimo (le cosiddette “killer app”, ad esempio) non basta più solo l’eccellenza per emergere dalla bolgia di alternative che un potenziale acquirente può scegliere.

Bisogna necessariamente trovare un modo per smarcarsi dal caos delle scelte, e la via migliore per farlo è proprio la pubblicità, un meccanismo che ha inglobato, ed a volte sostituito totalmente, quello che un tempo era solo passaparola e stand in fiere di settore, o il porta a porta per presentare il nuovo Folletto con tanto di dimostrazione pratica, tutte pratiche che oggi vedono nel marketing un revival sotto vesti completamente diverse, in un ruolo completamente dominante del processo pubblicitario, tanto da essere stato battezzato perfino con un nome: Lead Generation.

Chi, di quelli che leggono, ha già bazzicato nel marketing o nel social engineering, sicuramente si sarà imbattuto nella definizione: la generazione di tracce, letteralmente, la “raccolta di potenziali consumatori”.

La lead generation è un processo che avviene nelle fasi preliminari di una vendita e si svolge tramite specifiche fasi: la prima è l’acquisizione dei dati di un potenziale consumatore, ad esempio mail, o telefono, nome, età (specifici casi addirittura antepongono a tutte queste informazioni la presenza o meno di eventuali patologie mediche, quando si dice “tagliare corto”…) seguita dall’attrazione del consumatore verso la piattaforma e la metodologia attraverso cui si svolgerà la conversione ad effettivo consumatore, l’eventuale fidelizzazione ripetuta ed infine la vendita.

Un processo che suona complicatissimo e lunghissimo detto così, ma che è in realtà abbastanza naturale in qualsiasi ambito di vendita si operi ed è un po’ l’assicurazione di riuscita di un’azienda o prodotto.

 

how to generate leads for your business

Lead Generation: Online

Alcune persone che stanno leggendo, forse, potrebbero aver avuto a che fare almeno una volta nella loro vita con i “sondaggi“, o le “registrazioni per fare X“. Sicuramente vi sarà capitato di dover ad esempio scaricare un file, e dovervi necessariamente iscrivere per farlo, oppure vi sarà capitato di tentare la fortuna tramite sistemi come Peanutlabs, o Toluna o Maximiles o molti altri siti in cui qualificarsi ai “sondaggi” ed arrivare alla fine porta piccoli guadagni o ricompense di vario tipo. Secondo voi a cosa servono quei sondaggi?

Una parte è indubbiamente sondaggio statistico a poco prezzo, ma un’altra parte è esattamente una fonte di lead generation per eventuali business alla ricerca di “leads”, piste, tracce. Un po’ come se i venditori diventassero detective in cerca del proprio committente… o del cliente interessato alla nuova tastiera con LED arcobaleno, ventoline di raffreddamento per l’estate e caffettiera a lato inclusa.

Sto esagerando, ma se esistesse una cosa del genere la comprerei subito, specifico.

In ogni caso, la lead generation online può essere svolta in molte forme: online social marketing, online email marketing, SEO, squeeze pages, banner pubblicitari… l’argomento è complesso e vasto, ma affrontiamo intanto la più corposa e, per certi versi, la più frequente forma di Lead Generation con cui c’imbattiamo: il “free to use”.

Si prenda in considerazione un’app per cellulare per modificare foto (Line Camera, B612…) presente sul Play Store “gratuitamente”: cosa ne viene a chi la crea e la mette a disposizione, di renderla gratuita?

La lead generation, o almeno uno dei meccanismi attuabili per fare lead generation, attua alla base proprio l’offerta di un servizio, una risorsa o un determinato progetto ad un pubblico, rendendolo disponibile solo tramite determinati passaggi (registrazioni) o canali (app, siti, pagine social…) specifici. Nel momento in cui la camera sarà installata sul cellulare, ad esempio, e si sarà fatto almeno il primo login, le cose sono due: o loggherete con un profilo social, che sia Google, o Facebook o Twitter… oppure non loggherete con un profilo social e userete la camera con un profilo ex-novo o senza registrarvi.

A prescindere da quale scelta abbiate fatto, l’app riceverà informazioni sul cellulare, su eventuali acquisti effettuati proprio tramite app e diverse informazioni, come gli sticker più usati, le funzioni più adoperate…

Il tutto in un pacchetto che rende la lead generation già attivo come raccolta dati.

mobile apps for lead generation

Se vi va bene, riuscirete a ricavare anche un profilo Facebook o Google e una miriade di altri dati anagrafici e d’uso molto utili ad un’eventuale profilazione del potenziale acquirente.

Dopo la raccolta dati – che se non si è in grado di gestire, finiscono persi o inattivi e non sfruttati, errore piuttosto comune e da evitare – il passo dopo è quello di attrarre chi sta usando l’app verso un acquisto del prodotto: FilmoraGo, ad esempio, un’app gratuita per modificare video, offre l’intera app completamente gratis, e per rimuovere il logo creato a fine video richiede una licenza da 2.99€.

Il consumatore in questo caso riceve l’attracco (app gratis), l’attrazione (il provare le funzioni del programma ed usarle con il logo del programma), la conversione (il consumatore è interessato a togliere il logo o aggiungere funzionalità mancanti), e passa direttamente alla vendita (compro la rimozione del logo).

Oppure, può fidelizzare il consumatore tramite l’aggiunta continua di effetti, funzioni ed altro, magari rilasciati sporadicamente in maniera gratuita e per periodi brevi, appunto per fidelizzare l’uso dell’app ed introdurre il concetto d’acquisto.

Un approccio simile lo stanno assumendo le piattaforme di chiavi di videogiochi, dove per fidelizzare i potenziali acquirenti e raccoglierne indirizzi e dati, vengono dati gratuitamente titoli, per un periodo di tempo limitato.

Non sempre la fidelizzazione è necessaria, talvolta si salta, anche perché la fidelizzazione è un processo che risulta più prominente in un’altra forma di marketing che ora andiamo ad analizzare.

lead generation significato

Obiettivo: fidelizzare il cliente

Finora abbiamo parlato di una vendita quasi “diretta”, dove la lead generation è quasi assente e serve solo per portare, in un cerchio strettissimo, all’acquisto. La lead generation, però, avendo un’importanza chiave nella riuscita di un processo di vendita, e del meccanismo pubblicitario, si avvale anche di altri metodi, dibattibilmente più efficaci. Parliamo dell’online social marketing e dell’online mail marketing.

Come dicevo qualche riga sopra, una delle prime cose che “pagate” a siti ed app che vi offrono funzioni, è l’indirizzo mail, o un profilo social. Mentre nel lead generation offline un numero di telefono “apre i cancelli” alla conversione del potenziale consumatore in effettivo, online un indirizzo mail è il cancello dietro cui si nasconde un mondo: newsletter, messaggi personalizzati, offerte a tempo, aggiornamenti.

Dietro ogni mail che un’azienda manda c’è, anche qui, uno dei passaggi di lead generation di cui sopra. Può essere un tentativo di conversione, o di fidelizzazione, o di vendita, ma in questo caso, molto più che in qualsiasi altra forma, la “fidelizzazione” è essenziale.

Non solo in ogni link al sito c’è un “attacco” all’attenzione del consumatore (questi, ricordiamo, stanno ricevendo email da parte di un sito o un servizio che hanno usato e che richiede un’azione da parte loro) ma c’è anche la cartuccia del diventare qualcosa di “seriale”.

A tal proposito mi viene subito in mente Patreon: le email che manda variano dall’aggiornamento della piattaforma, ai report personali, ad eventuali offerte. Tutte le mail hanno lo scopo di tenere il consumatore dentro un “circolo” d’interesse il cui fine è, appunto, finalizzare la vendita di un prodotto, ovvero la creazione e l’uso di una pagina Patreon.

Tutto ciò è reso possibile in primis proprio dalle “squeeze page” che accennavo: pagine studiate appositamente per ricavare i giusti dati, e comprendono solitamente dei campi in cui inserire un nome, un cognome, un’email, un telefono e qualche altro dato. Sempre più spesso vedo dei banner a tutto schermo comparire con queste modalità, magari vicino l’offerta di qualche gioco, o servizio e queste pagine sono quelle che richiedono più attenzione sia da parte del committente (che deve scegliere bene quali informazioni ricavare), sia da parte dell’agenzia pubblicitaria (che dovrà svolgere un lavoro di “richiamo d’attenzione” sufficiente a far immettere una serie di dati ad un nuovo utente).

Le agenzie pubblicitarie che si occupano del gestire queste pagine pongono dei limiti a quanti campi è possibile avere su queste schermate, anche e soprattutto per una questione d’usabilità (“less is more”, dice un detto) e molti servizi di advertising fanno pagare l’inserzione solo quando vi è effettivamente interazione.

E da qui arriviamo al social marketing.

social marketing for lead generation

Dal momento che le mail continuano ad essere poco “d’impatto” nell’uso di tutti i giorni di un consumatore, perdendosi fra la marea di altre mail, la nuova tendenza è rappresentata dai social network, strumento magnifico da cui ricavare gusti, preferenze e qualità d’interazioni di un potenziale compratore.

Mentre per le mail esistono programmi di newsletter automatizzate, per il social marketing esistono dei siti da cui poter ricavare il “profilo qualitativo” di potenziali consumatori. I social network, come è risaputo infatti, mettono a disposizione di terze parti con cui hanno stipulato accordi, una varietà d’informazioni sui propri utenti. Noi, in questo caso, parliamo di qualcosa di ancora più specifico: l’advertising “inbound” sulle piattaforme stesse.

Youtube, Facebook, Google… ogni piattaforma offre un servizio di advertising con vari modelli di pagamento e varie stime di “reach”: pagamento a visualizzazione, pagamento ad interazione, pagamento ad acquisizione, tutte rappresentate da sigle che avrete sicuramente adocchiato: CPM, CPC, CPA, … sebbene io le abbia messe in un ordine che rappresentano un po’ il grado d’evoluzione degli advertisements, un po’ tutte le forme continuano ad essere usate e per farla breve: lo scopo dei vari modelli è quello di minimizzare la spesa, massimizzando la portata pubblicitaria, dunque il profitto. In breve: per ottimizzare l’investimento.


Uno dei modelli di sicuro più efficienti è quello del PPA (Pay Per Acquisition) dove l’inserzionista paga soltanto quando il consumatore è stato già acquisito, ed è rappresentato appunto da quelle offerte in cui in cambio di pochi centesimi (o valute premium di gioco) il potenziale acquirente completa sondaggi o “tasks”: registrazioni, questionari, visualizzazioni di video… in quel caso il pubblicitario fa pagare la sponsorizzazione soltanto al termine di una serie di requisiti in grado d’accertare l’avvenuta acquisizione della pubblicità da parte dell’utente, massimizzando il profitto della campagna e riducendone l’effetto “spam”, in quanto il consumatore sceglierà tasks potenzialmente vicine ai suoi interessi.

L’advertising dei social si basa proprio sul Lead Generation: tramite l’analisi delle pagine visitate, delle preferenze, dei temi affrontati e delle interazioni, gli algoritmi “smistano” tutte queste informazioni confrontandole con le eventuali proposte pubblicitarie nei loro archivi, ed ecco che, nel momento in cui mettiamo “Mi piace” alla pagina “Tastiere e macchine da caffè”, una delle inserzioni che ci verrà proposta sarà sicuramente di una tastiera con una macchina da caffè, o di una tastiera luminosa, o di una macchina da caffè.

Tramite l’advertising dei social, le attività che desiderano espandere la propria portata, tramite pagine che offrono prodotti o servizi, riescono, con una adeguata strategia, ad acquisire i consumatori, che poi fidelizzeranno con l’attività di post, foto, o altri meccanismi di social media management, per tentare d’arrivare alla vendita e dunque alla riuscita del processo di Lead Generation.

È facile intuire come la Lead Generation  sia dunque uno strumento potentissimo e che, data la sua vastità ed apparente complessità, si presenta un po’ come un gigantesco Cryptex dove, al posto di un liquido che macchia il contenuto, avete l’investimento di soldi e tempo che nel peggiore dei casi, vi porta comunque a portata di “click” consumatori realmente interessati, pronti ad essere acquisiti.
Un po’ come la mia amica che, nel caso le feste di compleanno non gli interessavano, rientrava dei soldi dello stand vendendo le foto che facevo.

 

La lead generation non è solo per le aziende

Se state pensando “certo, un’azienda… ma io non ho un’azienda, a cosa mi serve” ovviamente state guardando il dito e non la luna.

Qualsiasi attività, personale o aziendale, anche persino il proprio profilo di un qualche social network, ad esempio di LinkedIn o un annuncio su altri siti di networking, possono avere beneficio dal lead generation: ogni social ha le sue personali regole su questo.

Citando proprio LinkedIn, in quel caso la Lead Generation viene effettuata sul sistema di “connessioni”: più connessioni avete con persone del settore che v’interessa, più il sistema acquisirà informazioni da usare nelle ricerche per coinvolgere il vostro profilo.

Allo stesso tempo, aggiungerà a quelle connessioni le interazioni sulle ricerche a quelle successive: se qualcuno ha cliccato sul vostro profilo, piuttosto che un altro, sarete favoriti nelle ricerche dopo e così via, in una specie di “valanga di dati” che dovrebbe, prima o poi, culminare in qualcuno che vi contatta per il lavoro che state cercando.

O almeno, ci si spera. Poi tanto si finisce sempre per scrivere qualifiche e cercare posizioni che neanche in una puntata di Law e Order esisterebbero.

Mie digressioni a parte, la Lead Generation rimane un meccanismo di marketing che è potenzialmente la chiave di volta per il successo di un’azienda o il raggiungimento di un dato obiettivo, e l’evidenza è… evidente: i prezzi per l’advertising a “target” aumentano quasi giornalmente, ed assistiamo ad un “ad tinkering” assiduo, nel tentativo di bilanciare le necessità di privacy degli utenti, con l’efficacia dei servizi di advertising, con il profiling dell’online social marketing.

 

La lead generation “fai da te”, invece, quello che facciamo magari cercando da noi i gruppi, i post, i profili che vediamo in linea con il modello che cerchiamo, non potrà mai essere abbastanza efficiente da giustificare il tempo speso, e non sarà mai abbastanza espansivo come nel caso di un sistema schermatico studiato appositamente per attrarre clienti sulla base di un algoritmo, come nel caso dell’advertising online.
Dobbiamo dare fiducia alle macchine, in questo caso.

 

E voi, voi che non vi basta e volete sapere di più, volete leggere di più, volete conoscere di più, non siete stati dimenticati, rivolgetevi pure a noi di Sondora SA per qualsiasi dubbio.

 

Autore: Matteo Iannelli (Digital Marketing Manager, Scrittore, Fantasista del web).

Cos’è il SEO: come funzionano posizionamento e indicizzazione SEO

Avete provato il fai da te per Indicizzazione e Posizionamento SEO, ma non avete ottenuto risultati. In questo articolo vi spieghiamo cosa sono e come funzionano.

Essere presenti sul web è diventata una necessità che non può essere ignorata. Se vuoi vendere un prodotto, offrire un servizio o comunicare un messaggio, il web è la tua finestra sul mondo. E oltre a sfruttare i social per farti conoscere, avrai probabilmente bisogno di un sito web. Il sito web dà un’immagine molto più professionale di te o della tua azienda e inoltre rimane lì finché lo vuoi tu. Le piattaforme esterne come i social invece oggi ci sono ma domani potrebbero scomparire oppure potrebbero cambiare le loro regole compromettendo il conseguimento dei tuoi obiettivi sul web.

Gli utenti inesperti però pensano solo a farsi realizzare un sito web dalla grafica accattivante, ignorando che ci sono tutta una serie di operazioni molto importanti da effettuare per garantire il successo del sito. Una di queste è appunto l’indicizzazione SEO, che costituisce il punto di partenza di tutta una serie di operazioni. Cerchiamo di capire di che cosa si tratta e come effettuarla nella maniera ottimale.

Hai un e-commerce, ma nessuno lo visita? Uno dei metodi migliori per ottenere visitatori è fare Search Engine Optimization, ossia posizionare il tuo sito sui motori di ricerca

Che cos’è l’indicizzazione SEO

Come dice la parola stessa, indicizzare significa inserire nell’indice. E qual è il più importante indice del World Wide Web? Ovviamente Google. Quando andiamo ad indicizzare un nostro sito web in pratica andiamo ad inserirlo nell’enorme elenco di siti riconosciuti dal grande motore di ricerca.

A voler essere proprio precisi, Google non è l’unico sistema di indicizzazione del web. Tutti i motori di ricerca presenti sul web costituiscono una raccolta di siti web. Anche se Google è il motore di ricerca più diffuso e detiene, almeno nel mondo Occidentale, un quasi monopolio, esistono altri motori di ricerca, più grandi o più piccoli, che riescono a mantenere un certo numero di seguaci.

Il rivale diretto di Google è Bing, motore di ricerca di casa Microsoft, ma ci sono anche Yahoo, MSN e l’italianissimo Virgilio. Questi sono tutti motori di ricerca generici, ma ci sono poi anche quelli specializzati su una certa tipologia di contenuti, come YouTube, il più grande motore di ricerca per i contenuti video, o ad esempio tutti i motori di ricerca specifici per i viaggi o per le immagini.

Nonostante l’enorme varietà di motori di ricerca esistenti, ci riferiremo in questo articolo prevalentemente a Google, che è quello più usato e i cui meccanismi e funzionamento ci interessa principalmente comprendere.

indicizzazione seo per e-commerce

La scansione del web avviene attraverso gli spider, degli speciali software che analizzano il web per sapere che c’è di nuovo ogni giorno, ogni ora. Quello di Google si chiama Googlebot.

Come funzionano i motori di ricerca

Gli utenti che cercano un’informazione in rete accedono al motore di ricerca preferito e digitano una parola chiave, che può essere costituita da un’unica parola o da un’intera frase. Inserendo la parola chiave, gli utenti ricevono una serie di risultati che il motore di ricerca ha considerato attinenti al termine o alla frase inserita.

Questo è quello che succede dal lato degli utenti, ma prima che una risorsa possa essere trovata attraverso i motori di ricerca, è necessario che essi siano al corrente della sua esistenza. I risultati che essi restituiscono a chi effettua la ricerca infatti vengono prelevati da un immenso database che i motori di ricerca aggiornano e arricchiscono continuamente. Questo riescono a farlo scansionando periodicamente il web alla ricerca di nuovi contenuti.

La scansione del web avviene attraverso gli spider, degli speciali software. Quello di Google si chiama Googlebot e analizza periodicamente il web alla ricerca di nuove risorse da inserire nell’indice. Non parliamo solo di interi nuovi siti, ma anche di nuove pagine web create su siti già esistenti, ad esempio nuovi articoli di blog, tipologia di sito web che viene aggiornato costantemente dai suoi proprietari o gestori.

Quando gli spider incontrano una nuova pagina, avviene l’indicizzazione. Il sito o pagina in questione viene associato ad una serie di parole chiave in base all’argomento trattato, così quando un utente digiterà quelle parole chiave il sito comparirà nei risultati di ricerca.

Si tratta del primissimo passo per essere trovati sul web, un passo assolutamente fondamentale perché se il sito non è nemmeno presente nei database dei principali motori di ricerca può essere trovato solo digitando direttamente il suo link nella barra degli indirizzi del browser. Questo gli preclude l’occasione di essere trovato da tutte quelle persone che ancora non lo conoscono. E a cosa serve un sito, se nessuno viene a sapere della sua esistenza?

L’indicizzazione non richiede, di solito, grandi sforzi, mentre un buon posizionamento richiede un lavoro molto più lungo ed elaborato

Indicizzazione e posizionamento: qual è la differenza

Indicizzazione e posizionamento sono due cose ben distinte, ma che spesso vengono confuse dai non addetti ai lavori. E’ bene capire la differenza tra questi due termini per non avere brutte sorprese quando si commissiona la realizzazione di un sito web. Infatti se il preventivo prevede solo l’indicizzazione, senza posizionamento (o ottimizzazione), non dobbiamo aspettarci di scalare le vette dei motori di ricerca.

Solitamente l’indicizzazione viene eseguita insieme alla realizzazione del sito, mentre un buon posizionamento richiede un lavoro molto più lungo ed elaborato, che deve essere concordato a parte con il realizzatore del sito. I costi per ottenere un buon posizionamento possono essere pari o addirittura superiori a quelli previsti per la realizzazione del sito stesso, quindi non bisogna aspettarsi che possa essere incluso nel prezzo.

Ma cerchiamo di capire qual è la differenza tra indicizzazione e posizionamento. L’indicizzazione, come abbiamo visto, consiste nell’inserire nella lista dei siti di Google, di Bing o di un altro motore di ricerca, i link delle pagine del nostro sito. Quando un utente fa una ricerca, riceve una serie di risultati attinenti con la parola chiave che ha digitato. Ma il database dei motori di ricerca contiene probabilmente milioni di siti, e non tutti possono occupare la stessa posizione. In base all’importanza percepita dal motore di ricerca, ad ogni sito viene assegnata una precisa posizione nell’indice. Questa posizione lo colloca in una pagina piuttosto che in un’altra del motore di ricerca quando viene ricercata una determinata parola chiave.

Essere presenti nell’indice non ci garantisce la possibilità di essere trovati dagli utenti che fanno ricerche sul web. La posizione occupata da un sito recente nell’indice è solitamente piuttosto bassa. Solo il tempo e un costante buon lavoro fatto sul sito gli danno l’opportunità di salire di posizione. Per ottenere un posizionamento migliore bisogna quindi ricorrere a specifiche tecniche di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Il web è un mare magnum di contenuti. Per ogni singolo argomento trattabile esistono probabilmente migliaia di pagine presenti nell’indice dei motori di ricerca, sia di buona che di cattiva qualità. Ma tutti sappiamo bene che la pagina di un motore di ricerca può ospitare massimo dieci SERP (risultati che vengono restituiti dal motore di ricerca quando si digita in esso una parola chiave), quindi per finire in prima pagina e ottenere visibilità è necessario che il sito web sia stato ottimizzato per i motori di ricerca, oltre che indicizzato. Gli utenti infatti raramente vanno oltre la prima pagina quando consultano un motore di ricerca, quindi essere in terza, quinta, decima o centesima pagina con il proprio sito è pressappoco la stessa cosa e non ci garantisce alcuna visibilità sul web.

come arrivare in prima pagina google

In realtà su una pagina dei risultati ci sono più di dieci contenuti. Nella parte alta oppure lateralmente si trovano solitamente i contenuti sponsorizzati, cioè contenuti che si trovano in prima pagina perché il proprietario del sito ha pagato il motore di ricerca per ottenere maggiore visibilità, a dispetto del posizionamento naturale (quello che si ottiene con l’ottimizzazione del sito per i motori di ricerca). Questo è un sistema alternativo all’ottimizzazione, ma si tratta di una pratica molto costosa e che non garantisce risultati duraturi nel tempo. Se si smette di pagare il motore di ricerca, il sito non risulta più visibile in prima pagina e non viene più trovato dagli utenti.

In effetti il posizionamento organico (o naturale) si basa molto di più sul merito perché i motori di ricerca hanno negli ultimi anni sempre più affinato il loro algoritmo al fine di premiare la qualità. In passato la SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca), non premiava granché la qualità e bastava inserire nel testo una lunga sequenza di parole chiave per arrivare probabilmente in prima pagina. Questo riempiva il web di contenuti spazzatura, realizzati col solo obiettivo di finire in prima pagina.

Oggi invece le esigenze dell’utente sono al primo posto, e per restituirgli ad ogni ricerca dei contenuti di qualità, i motori di ricerca hanno deciso di premiare chi produce contenuti per le persone, piuttosto che per compiacere essi stessi. Ecco perché ottenere un buon posizionamento su Google o su altri motori di ricerca è diventato sempre più difficile.

Quindi in definitiva l’indicizzazione ha a che fare con l’inserimento di una risorsa nel database di Google o di un altro motore di ricerca, mentre il posizionamento ha a che fare con la posizione che questa risorsa occupa nel database. Più alta è la sua posizione nell’indice, maggiori possibilità ha il sito di essere conosciuto e visitato dagli internauti.

 

Perché parliamo di indicizzazione SEO

La SEO è una disciplina che siamo soliti associare al posizionamento in quanto consiste in una serie di accorgimenti che permettono ad un sito di acquistare posizioni più alte all’interno del database del motore di ricerca. La SEO non dovrebbe quindi essere affiancata alla parola indicizzazione proprio per evitare di creare quella confusione che ancora esiste tra i termini indicizzazione e posizionamento.

Nonostante ciò si sente sempre più spesso parlare di indicizzazione SEO. Come mai? La verità è che indicizzazione e posizionamento sono due passaggi complementari. Una buona indicizzazione è alla base di un successivo buon posizionamento, che è in definitiva la cosa che maggiormente interessa ai proprietari dei siti web.

L’indicizzazione viene fatta in automatico dai motori di ricerca. Gli spider scansionano periodicamente il web alla ricerca di nuove risorse. Ma lasciare tutto al caso significa affidare alla sorte il successo o l’insuccesso del proprio progetto sul web. L’ottimizzazione SEO di un sito infatti inizia proprio con questo primo passaggio, e se si vuole veder crescere il proprio sito, bisogna accompagnarlo e dirigerlo affinché avvenga nella maniera ottimale per i nostri scopi.

In fase di indicizzazione ad esempio il nostro sito viene associato dal motore di ricerca ad una serie di parole chiave. E’ importante quindi fare in modo che siano quelle giuste per i nostri obiettivi e progetti, in modo da ricevere visite solo da parte di utenti fortemente interessati a quello che facciamo.

In questa prospettiva ha assolutamente senso associare l’acronimo SEO al termine indicizzazione, dato che anche l’indicizzazione è una fase fondamentale dell’ottimizzazione SEO, insieme al posizionamento vero e proprio.

Come indicizzare un sito web

L’indicizzazione di un sito inizia con la scansione periodica che gli spider di Google fanno del web. Gli spider sono dei software che analizzano le pagine presenti nel web, inviandone una copia all’indice di Google.

Questi software analizzano le pagine del web e rilevano in esse gli eventuali altri link presenti. Gli ulteriori link vengono poi analizzati a loro volta in un momento successivo e, se ritenuti idonei, inseriti anch’essi nell’indice. Quindi quando uno spider approda su una pagina del nostro sito, andrà poi a visitare anche le altre pagine del nostro sito linkate in quella pagina (magari sotto forma di menù o di collegamenti presenti nella sidebar o nel footer). Attraverso questo effetto a catena, tutte le nostre pagine del sito vengono indicizzate.

Questo processo viene eseguito automaticamente in maniera periodica. Come si può immaginare però si tratta di un’operazione lunga e complessa, che ha anche dei costi piuttosto elevati per il motore di ricerca, quindi non può essere eseguita giornalmente. Quando viene creata una nuova pagina web senza segnalarla all’indice di Google, potrebbero passare anche mesi prima che gli spider vadano a visitarla e a censirla. In tutto questo tempo il sito web resterebbe inaccessibile attraverso i motori di ricerca. Si potrebbe accedere ad esso solo digitando il link direttamente nella barra dell’indirizzo del browser. Una cosa che sicuramente ogni proprietario di un nuovo sito web vorrebbe evitare.

Senza aspettare che gli spider di Google passino a scansionare il nostro sito, possiamo però attuare una serie di azioni per segnalare al motore di ricerca la sua esistenza (il tutto è spiegato molto bene anche nel video di Ahrefs, poco più in basso).

Il primo sistema che si può impiegare per segnalare all’indice la presenza delle pagine di un nuovo sito è quello di creare una Sitemap.xml, cioè un file contenente tutte le URL del sito, e inviarla direttamente a Google. In questo modo il motore di ricerca viene a conoscenza degli URL del sito prima che i suoi spider passino a scansionarlo.

La sitemap deve essere preparata da un SEO specialist e caricata sul sito. Se si utilizza un CMS come WordPress è possibile generarla tramite dei plugin (il più famoso e usato è Yoast SEO). Per inviarla a Google, bisogna registrare il sito in Google Search Console, mentre per segnalare il sito a Bing bisognerà inviare la sitemap attraverso la Bing Webmaster Tools.

Sempre nella Search Control di Google si trovano due strumenti utili, che permettono di segnalare a Google l’esistenza del nuovo sito e accelerare la sua scansione da parte degli spider: Visualizza come Google e Add URL. Strumento analogo si trova anche nella Bing Webmaster Tools e si chiama Submit URLs.

Un altro modo per far indicizzare velocemente un sito è la presenza di link. Quando gli spider trovano dei link nelle pagine web che scansionano, automaticamente vanno a visitarli e a scansionarli a loro volta. Si tratta però di un sistema sul quale non possiamo esercitare quasi nessun controllo, infatti non possiamo obbligare altri siti a linkarci.

L’unico modo per ottenere tanti link è utilizzare delle tecniche di Black Hat SEO, cioè delle tecniche considerate illecite dai motori di ricerca e che portano alla sicura penalizzazione del sito nel caso in cui si venisse scoperti. Esistono dei software che permettono di inviare, con una semplice operazione, l’URL da indicizzare a migliaia di siti, permettendo così di ottenere moltissimi link in entrata in pochissimo tempo.

Come Google legge una pagina web

Il sito web come noi lo vediamo è formato da testi, link e immagini. Gli spider dei motori di ricerca non scansionano le pagine web come le visualizziamo noi, ma vanno a leggere il codice sorgente, scritto in linguaggio HTML. Il codice sorgente contiene anche informazioni che un normale visitatore di un sito non riesce a visualizzare. Nello specifico nel codice sorgente si trovano:

Tutti questi elementi non dovrebbero mai essere trascurati da chi gestisce una pagina web perché forniscono importanti informazioni a Google, che possono aiutare sia nell’indicizzazione che nel posizionamento.

meta tag title tag come fare

Nella foto esempi di Title tag e meta tag.

Il tag alt ad esempio fornisce al motore di ricerca informazioni sulle immagini presenti sulla pagina web. Googlebot infatti non è in grado di visualizzare le immagini e un breve testo descrittivo ad esse associato è l’unico modo per fargli capire che cosa rappresentano.

I tag title e description invece forniscono un titolo e una descrizione del contenuto della pagina, e sono importanti perché vengono utilizzati da Google per creare gli snippet nei risultati di ricerca. Gli snippet sono delle porzioni di informazione estratte dalla pagina web e mostrate agli utenti che fanno una ricerca su Google. E’ importante che i tag title e description siano ben compilati perché sono le uniche informazioni che gli utenti visualizzano della pagina su Google. Attraverso quelle poche righe di testo dovremo convincerli a fare click sul nostro link ed entrare nel nostro sito.

Ci sono alcune tipologie di elementi che Google ha difficoltà a indicizzare. Come per le immagini, Google non è in grado di leggere i file audio e video. Inoltre questa tipologia di file di solito viene ospitata su piattaforme esterne e sul sito viene inserito solo un semplice link. Se si intende inserire un file di questo tipo sul proprio sito è bene sempre affiancarlo con del testo descrittivo per chiarirne l’argomento ai motori di ricerca.

Cosa impedisce l’indicizzazione SEO

Non tutti i siti presenti nel web vengono indicizzati da Google. Innanzitutto Google impone determinati parametri che i siti web che aspirano ad essere indicizzati devono necessariamente rispettare. Nulla di troppo esclusivo comunque: i siti che non possono essere indicizzati sono solo quelli che si occupano di attività illegali. In verità Google è abbastanza democratico e accoglie nel suo immenso database sia i siti di qualità che quelli spazzatura. La differenza poi la fa tutta il posizionamento.

Vero è però che Google dà molta importanza ai contenuti. Per fornire la miglior esperienza possibile agli utenti che utilizzano il motore di ricerca, premia la qualità delle pagine web presenti nel suo indice. Ecco perché un contenuto, per poter essere indicizzato, deve essere chiaro. Se il motore di ricerca non riesce ad individuare l’argomento trattato, il sito non può essere indicizzato.

Non tutte le pagine di un sito web vengono indicizzate. Ci sono delle pagine che è oggettivamente inutile, se non controproducente, indicizzare, perché non hanno nessuna utilità per gli internauti. Pensiamo ad esempio in un e-commerce alle pagine che permettono di finalizzare l’acquisto (carrello, cassa).

Esistono sistemi che permettono di escludere alcune pagine del nostro sito dall’indicizzazione. Per indicare a Google quali pagine devono essere indicizzate e quali no, si utilizza normalmente il file Robots.txt. Questo semplice file, che viene aggiunto al sito web, permette di indicare agli spider quali risorse si vuole che vengano indicizzate e quali invece no. Per fornire queste indicazioni al motore di ricerca si usano dei precisi comandi che sono:

Conclusione

Adesso che hai una visione più chiara in merito all’indicizzazione di un sito sui motori di ricerca, puoi sicuramente valutare se il tuo sito ha bisogno di un intervento tecnico specifico.

Se noti di non ricevere abbastanza traffico, il tuo sito potrebbe infatti avere problemi di indicizzazione. Non esitare a sistemare le cose: non ricevere traffico significa condannare il tuo sito e i tuoi progetti sul web all’oblio.

 

Tendenze di web design per il 2018: 10 incredibili trends da provare assolutamente

Tendenze di web design per il 2018 da implementare subito nei tuoi siti web

Il 2018 è destinato ad essere un anno meraviglioso per il web design, basta guardare l’ultimo paio di mesi.

Tendenze di Siti Web (web design) per il 2018

Sommate questo agli avanzamenti nella tecnologia per gli schermi dei dispositivi portatili usati dalla maggior parte delle persone per visualizzare contenuti web e i web designer non sbaglieranno ad aggiungere un tocco di colori vibranti e mix creativi mai provati prima.

Alcune tendenze, come i gradienti, stanno tornando di moda sotto forma di gradienti dinamici.

Ciò significa che se i design piatti dovessero passare di moda, potrebbero non fare più la loro comparsa a partire dal 2018 (che è dove sono diretti i pulsanti fantasma). E i gradienti dinamici potrebbero prendere completamente il loro posto—almeno per un po’.

Ma poi, di nuovo, con pionieri come Google e Apple che sostengono il design piatto, quest’anno potrebbe vedere un’aggiunta di profondità e colori all’interno dei normali concetti minimalistici. Nel corso degli ultimi mesi, è stato evidente che i design piatti possono contenere toni di colori più intensi e energetici quando gli viene prestata l’attenzione e la sperimentazione che si meritano.

Di seguito trovate le 10 migliori tendenze di web design destinate a sconvolgere il web.

 

  1. Colori vivaci

Mentre sempre più marchi cercano di distinguersi fra un mare di competitori online, sempre più siti web continueranno ad adottare colori audaci e vivaci.

Pensate alla supersaturazione.

I colori brillanti e intensi non sono solamente immersivi, ma attirano anche l’attenzione: questo può essere molto utile per le aziende.

Non solo questo. Andare contro corrente, dove la maggior parte di web designers ha deciso di utilizzare sfumature e colori sicuri, dimostra un atteggiamento progressista del marchio, coraggio e una personalità eccentrica. E, a dipendenza del mercato di riferimento specifico dell’azienda, può essere un ottimo vantaggio per indurre lealtà e associazione.

È sicuramente d’aiuto che molti schermi di dispositivi stanno adottanto la tecnologia In-Plane Switching (IPS) che permetterà ai colori vivaci di risaltare molto di più.

Su Egwineco.com trovate un esempio perfetto; guardate come vengono usati i colori vivaci per illustrare ogni lattina.

bold colors web design

Secondo me, è davvero unico!

eguineco bold design

I colori sono senza dubbio vivaci.

 

  1. Animazioni, GIFs integrate e illustrazioni dinamiche

Questo video è quasi diventato virale nel 2017. Ma i lenti tempi di caricamento della pagina lo rendono un prodotto difficile, inoltre le pagine lente vi fanno perdere lettori (potenziali clienti).

Però, le grafiche animate sono abbastanza diffuse fra i lettori. Quindi cosa sta prendendo il posto dei video?

Animazione. Animazione. Animazione.

Esistono un paio di modi per rendere uniche le vostre animazioni:

Transizioni fra le pagine e scorrimento con parallasse (entrambi i quali hanno le loro radici nel 2017).

Effetti al passaggio del mouse

Animazioni mobili

Le grafiche in movimento tendono ad avere bisogno di meno tempo per caricare paragonate a quelle comuni come i video di buona qualità (anche se possiedono un ampio campo di utilizzo).

Queste grafiche non aggiungono solamente personalità e interesse alla vostra azienda, ma possono anche aiutare ad illustrare i vostri punti di vista e raccontare la vostra storia in modo calmo, chiaro e sicuro.

shopify polaris animation design

Shopify mostra come Polaris può essere un punto di riferimento. In questo caso, funziona meglio delle fotografie!

Una nota particolare per il 2018 sono le animazioni per dispositivi mobili.

Il web design per smartphone è stata una tendenza per un po’ di tempo e, con l’enorme diffusione di questi dispositivi (maggiore del desktop, senza dubbio) continuerà a stimolare l’entusiasmo a nuovi livelli a partire dal 2018.

Le illustrazioni, dall’altra parte, possono aiutare le aziende a dimostrare ai loro potenziali utenti come utilizzare il prodotto o aiutare il lettore a visualizzare una pagina del sito.

Anche i siti di e-commerce possono usare le illustrazioni personalizzate aiutado chi acquista online a navigare fra le pagine dei prodotti per vedere come funzionano prima di acquistarli, come configurare i filtri e il carrello della spesa e indirizzarli alla pagina di pagamento.

Tuttavia, le aziende “serie” possono sfruttare le animazioni personalizzate e le illustrazioni per per rendere divertente il processo di acquisto di un prodotto per il cliente. Oppure, semplicemente, per attirare l’attenzione del lettore mentre la pagina sta caricando (come su dadadata.com).

Con le innovazioni basate sul web, l’intelligenza artificiale e le tecnologie sui dati, le animazioni e gli effetti 3D possono essere utilizzati per offrire una visualizzazione dei contenuti meno povera e restrittiva. Così, forse, più persone avrebbero interesse ad informarsi riguardo a questi dati.

È evidente che esistono molti modi per utilizzare le animazioni per connettersi e creare forti legami con i vostri clienti.

 

  1. Layout asimmetrici

Pensateci…

La maggior parte dei siti web sono basati su griglie d’impaginazione, spazi ordinati quasi ossessivamente in cui esistono poche possibilità di personalizzazione. Non è che le pagine web ben organizzate siano un peccato, ma, nel 2018, le strutture asimmetriche vengono utilizzate in un audace tentativo di creare più personalità, brutalismo, divertimento ed entusiasmo.

In particolare la realizzazione di siti web personali sta prendendo sempre di più in considerazione quest’idea. Questo tipo di strutture sono particolarmente attraenti grazie alla loro percezione di univocità e ostinata assertività.

Però, bisogna procedere con cautela.

I marchi con grandi quantità di contenuto potrebbero trovare l’utilizzo di design asimmetrici un’esperienza caotica per i loro lettori. Quindi, se vogliono mantenere felici i lettori, farebbero meglio a riconsiderare l’idea e utilizzare piuttosto un design più appropriato e personale.

Potremmo nuovamente usare l’esempio di dadadata.com. Qui, viene usata una combinazione di strutture asimmetriche e sfondi dinamici che si attivano quando muovete il puntatore del mouse per navigare la pagina:

design asymmetric Layout

Quanto è audace (o quanto velocemente possono venire messe in disordine le cose, in modo positivo)?

 

  1. Topografia forte e chiara

La tipografia non è una tendenza completamente nuova nel 2018, oppure si?

Ma, mentre il design dei caratteri tipografici prima del 2018 utilizzava i caratteri tradizionali come san serif per esprimere la propria opinione, quelli emergenti tendono ad essere più unici e molto più facili da ricordare.

Ogni tanto, le parole possono raccontare molto di più di una fotografia.

I questi casi, l’utilizzo di caratteri grandi, in grassetto e personalizzati è particolarmente sensato. Con più strumenti e dispositivi disponibili per creare caratteri personalizzati, il 2018 è un ottimo anno per fare dichiarazioni coraggiose e distinguervi dalla folla.

Anche i caratteri variabili stanno prendendo sempre più posto.

Un carattere dinamico è fondamentalmente un singolo carattere dinamico che cambia per apparire come caratteri multipli.

Qui trovate un ottimo esempio da parte di Typekit Blog.

OpenFormat supporta ufficialmente questa nuova tendenza. Infatti, i type designers possono facilmente modificare le singole lettere con fino a 64,000 assi di variazione—da larghezza a altezza e così via. Così, avranno la possibilità di produrre con maggiore coraggio e avranno a disposizione un’ampia varietà di opzioni con cui sperimentare e migliorare.

E, naturalmente, la topografia possiede qualcosa per qualsiasi business online che apprezza (vuole, in realtà) sfruttare la potenza dell’ottimizzazione dei motori di ricerca utilizzando parole chiave mirate ma ben progettate.

 

  1. CSS Grids

Questa tendenza di web design è nata per risolvere la domanda di un design reattivo.

CSS-grid-code-in-responsive-design

Negli ultimi tempi, i marchi online hanno dovuto decidere tra la creazione di un sito solo per dispositivi mobili o per desktop. I designer hanno dovuto configurare questi siti per rilevare quale dispositivo sta usando l’utente, così che può essere reindirizzato alla versione del sito che più si adatta alle sue necessità.

Anche se è ormai ufficiale dal 2017 che la maggior parte delle persone preferiscono navigare su internet dal loro smartphone invece che dal computer, una griglia CSS intelligente offre una brillante opzione per un sito in versioni multiple che si adatta alla dimensione delle schermo dell’utente (invece di optare solo per la versione mobile).

Questo sistema permette ai proprietari delle pagine web di organizzare i contenuti in file e colonne che reagiscono alla dimensione dello schermo dell’utilizzatore.

Quale miglior modo esiste per dimostrarlo che utilizzare delle immagini?

Se vi state chiedendo come creare una griglia CSS, Robin Rendle spiega il processo in questo interessante post.

 

  1. Grafiche vettoriali scalabili per aumentare la priorità dei dispositivi mobili

Le persone amano i contenuti multimediali, e i siti che ospitano questo tipo di contenuti vengono visitati più spesso di quelli contenenti solamente testi quando si tratta di convolgere e attirare l’attenzione dei visitatori.

Ma, in passato, i siti web ricchi di contenuti hanno dovuto soffrire di tempi di caricamento lenti a causa dei formati di file come GIF, PNG, GIF e altri formati video. Questi sono notoriamente difficili da visitare con dispositivi mobili.

Ora, Google ha reso noto che presto inizierà ad utilizzare i risultati di indicizzazione per dispositivi mobili per classificare i siti web. Quest’affermazione non è una grande novità, poichè il numero di persone che usano dispositivi mobili ha superato negli ultimi anni quello degli utenti che preferiscono il computer.

Ciò significa che è arrivato il momento di applicare dei design responsivi che danno la precedenza ai dispositivi mobili per prioritarizzare tutto il processo di progettazione senza sacrificare i contenuti ricchi di immagini che incantano i visitatori.

E qui è dove subentrano gli SVG.

SVG example for web designer and web developer

Queste sono immagini vettoriali che si adattano alla dimensione dello schermo mantenendo la qualità della grafica originale. Gli SVG non sono pixel, questo rappresenta un contributo significativo alla possibilità di scalabilità.

 

  1. Disegni a mano

Poichè gli amministratori di siti web stanno realizzando che un sito web rappresenta molto più che un indirizzo online, gli elementi disegnati a mano che aggiungono un fascino e carattere unico saranno sempre più presenti.

La tendenza si è sviluppata a partire da altre due tendenze del web design in crescita negli ultimi tempi: la tipografia audace e le illustrazioni personalizzate.

È possibile utilizzare disegni fatti a mano per rendere chiari i contenuti, distinguersi dai competitori come pure coinvolgere e incantare mantenendo una certa personalità. Un enorme differenziatore tra i miliardi di siti web di qualità che ricercano l’attenzione del web.

enchanting marketing website design

 

Fonte: Enchanting Marketing by Henneke

 

  1. Riconoscimento vocale

La capacità di concentrazione è effimera. I webmaster sanno che devono collaborare con web designer progressisti per catturare e indirizzare i lettori sempre più distratti.

Con milioni di dispositivi che offrono assistenti virtuali come Siri, Google Now e Cortana, sempre più persone preferiscono la voce al testo. Gli sviluppatori di siti web possono trarre vantaggio e indirizzare gli utenti indaffarati a navigare con meno fatica utilizzando un modello basato sul riconoscimento vocale.

Gli schermi dei dispositivi stanno diventando sempre più piccoli e affollati, questo tipo di modello utilizza pochissimo spazio e può essere personalizzato per offrire i contenuti in un modo che un testo non sarebbe in grado di fare.

voice capable interface example

 

  1. Intelligenza artificiale e apprendimento automatico avanzato

Il gigante dei social media Facebook ha benvenuto il mondo nel 2018 rilasciando le sue previsioni riguardo alle tendenze dei social media che incontreremo quest’anno. Fra queste troviamo la realtà (sociale) aumentata, l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico.

Per i designer UX che guardano oltre al 2018, saranno felici di sapere che l’interfaccia utente di domani punta a farla finita con la tradizionale homepage.

Una recente tendenza è quella di cambiarla con pagine di destinazione (landing pages) più mirata e personalizzata adatta ai casi d’uso e al contesto.

L’apprendimento automatico avanzato aiuterà gli amministratori e gli sviluppatori di siti web come pure gli UX/UI designers a catturare i dettagli dei lettori basandosi, per esempio, sulla loro cronologia e posizione.

artificial intelligence website

In cambio, queste informazioni aiuteranno i proprietari di pagine web, sviluppatori e designers a progettare pagine pertinenti e basate sul tipo di informazioni, prodotti e servizi che gli utenti hanno cercato in precedenza.

Adobe Sensei e TheGrid offrono già una serie di strumenti per aiutare i designer ad aggiornarsi e rimanere al passo con queste ultime tendenze.

 

  1. Brutalismo

Prima che facessero la loro comparsa i design piatti e vivaci, rigidi layout a griglia e bordi definiti erano estremamente comuni sul web.

Durante l’anno scorso abbiamo visto sempre più grandi marchi abbracciare design organici con linee, forme e modelli morbidi e curvati – vere e proprie opere d’arte destinate ad aggiungere un pizzico di autentico divertimento e aiutare a scoprire il marchio dietro il design, umanizzandolo al pubblico.

Un ottimo esempio che salta subito all’occhio sono i design arrotondati di Google.

Verso la fine del 2017, una nuova tendenza ha iniziato ad essere sempre più presente e ridefinire i tradizionali layout delle pagine web. I risultati evidenziano un’allontanamento dai vecchi siti web tradizionali con layout organizzati e conformisti. L’obiettivo è quello di ispirare originalità e individualità per risvegliare un senso di appartenenza fra gli utenti che visitano la pagina web.

Da un mix di testi orizzontali e verticali fino a colori contrastanti. Vi sarà facile riconoscere questi siti web grazie al loro unico look con immagini distinte asimmetriche in contrasto con i layout conservativi dei normali siti web.

In breve, questi siti sono brutalmente originali (esempio 1 e esempio 2).

 

Conclusione

Con l’avanzamento dei dispositivi e delle tecnologie presenti, sempre più web designer stanno mostrando lavori unici e creativi che continueranno a dominare le migliori tendenze di design nel 2018 e oltre.

Alcune delle nostre migliori scelte stanno già sviluppando concetti come l’animazione web, mentre altri come le griglie CSS diventeranno alcuni degli sviluppi di design più caldi nei prossimi due mesi.